Il Pain Self-Efficacy Questionnaire (PSEQ), sviluppato da Nicholas nel 2007 e validato in italiano da Chiarotto e colleghi, è una misura clinica di…

Il Pain Self-Efficacy Questionnaire (PSEQ), sviluppato da Nicholas nel 2007 e validato in italiano da Chiarotto e colleghi, è una misura clinica di riferimento per la valutazione psicologica del dolore cronico. Questo strumento non indaga l'intensità del sintomo, ma esplora il costrutto dell'autoefficacia, ovvero la fiducia del paziente di poter mantenere una vita significativa e funzionale nonostante la sintomatologia algica.
Nella pratica clinica, il PSEQ permette di mappare le convinzioni che alimentano i comportamenti automatici di evitamento e l'inattività. Lavorare sull'autoefficacia è fondamentale per costruire una resilienza emotiva duratura, aiutando il paziente a spostare il focus dal controllo passivo del dolore al recupero della propria agentività. Questo cambiamento di prospettiva si integra perfettamente con approcci di terza generazione, come quelli basati sul modello Hexaflex ACT, promuovendo l'accettazione e la flessibilità psicologica.
Ripetendo la somministrazione nel tempo, il clinico ottiene una traiettoria oggettiva dei progressi terapeutici. L'uso regolare del questionario facilita l'identificazione precoce della catastrofizzazione e supporta la pianificazione di interventi mirati all'esposizione graduale e al recupero funzionale.
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Il PSEQ valuta specificamente l'autoefficacia percepita nel contesto del dolore cronico, articolata attraverso diverse dimensioni del funzionamento quotidiano e psicosociale. Piuttosto che concentrarsi sul deficit funzionale, la scala quantifica la fiducia del paziente nelle proprie risorse residue.
Lo strumento è destinato ad adulti che presentano quadri di dolore cronico primario o secondario, indipendentemente dall'eziologia della sindrome algica.
L'integrazione del PSEQ nella routine clinica offre vantaggi trasversali, dalla fase di assessment iniziale al consolidamento dei risultati terapeutici. Il suo utilizzo è indicato in diverse fasi dell'intervento clinico:
Un punteggio validato arricchisce l'impressione clinica fornendo una quantificazione attendibile del grado di disabilità psicosociale percepita, essenziale per personalizzare l'intervento cognitivo e comportamentale.
Una biblioteca pensata con e per i clinici, pronta da usare in seduta e da prolungare tra un appuntamento e l'altro.
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