La mia storia personale: esercizio guidato per la terapia di gruppo
Un supporto concreto per aiutare il paziente a presentarsi al gruppo, nominare le grandi fasi della sua storia e aprire il lavoro narrativo in terapia.
Vignette cliniche
Primo contatto con la narrazione di sé
Contesto. G., 42 anni, si presenta al quinto incontro di un gruppo a orientamento psicodinamico con una storia di depressione ricorrente e marcata difficoltà a parlare di sé in contesti relazionali. Il clinico propone l'esercizio scritto "La mia storia personale" come strumento di accesso alla seduta: G. riceve le domande guida la settimana precedente e compila il testo a casa, con la consegna di portarlo in gruppo. Al momento della lettura ad alta voce, G. si ferma più volte, riconosce di non aver mai ordinato in modo esplicito le fasi della propria vita e nomina per la prima volta, davanti agli altri, il periodo successivo alla separazione come uno spartiacque. Il gruppo risponde con attenzione silenziosa; il clinico segnala la risonanza senza interpretare, lasciando spazio all'elaborazione nelle sedute successive.
Costruire un filo narrativo condiviso
Contesto. M., 31 anni, entra in un gruppo di terapia cognitivo-comportamentale per disturbi d'ansia dopo un percorso individuale concluso sei mesi prima. Riferisce disorientamento rispetto al proprio posto nel gruppo e fatica a sentirsi legittimato a occupare tempo comune. Il clinico introduce l'esercizio come pratica standard per i nuovi ingressi: M. risponde per iscritto alle domande guida, descrivendo la città in cui vive, le attività che lo ancorano al quotidiano e tre fasi che considera salienti nella propria storia. Nella condivisione orale emergono sovrapposizioni con le esperienze di altri partecipanti, il che riduce il senso di isolamento già nella prima sessione dedicata. Il clinico osserva un lieve aumento della spontaneità verbale di M. nelle due settimane successive, senza attribuirlo esclusivamente all'esercizio.
Il bisogno clinico: perché presentarsi è più difficile di quanto sembri
All'inizio di un percorso di gruppo, uno dei momenti più delicati è il primo giro di presentazioni. In apparenza semplice, questo momento chiede al paziente qualcosa di clinicamente impegnativo: selezionare, ordinare e offrire agli altri una versione coerente di sé. Molti pazienti non hanno mai messo in parole le grandi fasi della propria vita in modo strutturato. Alcuni tendono a ridursi a pochi dati anagrafici, evitando qualsiasi profondità; altri si perdono in dettagli senza riuscire a dare un filo narrativo alla propria storia.
Quello che resiste in seduta non è la mancanza di materiale, ma l'assenza di una struttura che sostenga il racconto. Senza un supporto, il paziente non sa da dove cominciare, cosa includere, fino a dove spingersi. Il rischio è che la presentazione rimanga superficiale e non produca la coesione di gruppo che il clinico cerca. Lavorare sull'origine biografica delle proprie credenze o sull'esplorazione della propria vita amorosa diventa molto più accessibile se il paziente ha già potuto raccontarsi una prima volta in modo guidato.
> Questo esercizio è disponibile per i pazienti attraverso l'applicazione mobile dedicata di SessionFuel: il clinico assegna l'esercizio al paziente, che lo completa direttamente dal proprio telefono, in seduta o tra un incontro e l'altro.
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L'esercizio è costruito intorno a una domanda guida centrale, formulata in modo diretto e caldo: il paziente è invitato a presentarsi al proprio gruppo raccontando chi è, la sua età, la città in cui vive, ciò che ama fare nella vita e le grandi fasi della sua storia personale.
La forza clinica di questa domanda sta nella sua ampiezza calibrata: apre uno spazio narrativo senza imporre una direzione interpretativa. Il paziente può scegliere il livello di profondità, nominare le fasi che sente come definenti, e cominciare a costruire una narrativa di sé condivisibile. Non si tratta di un'anamnesi, ma di un primo atto di appartenenza al gruppo.
L'immagine seguente elenca la domanda dell'esercizio con una breve introduzione. Si tratta di una preview statica: l'esercizio guidato completo, con le istruzioni rivolte al paziente, lo spazio per rispondere e la modalità di assegnazione in seduta o tra le sedute, è accessibile esclusivamente nell'app.
![Domanda dell'esercizio La mia storia personale: «Presentati al tuo gruppo. Racconta chi sei, quanti anni hai, in quale città vivi, cosa ami fare nella vita e le grandi fasi della tua storia.»]
> À retenir : La narrativa personale non è un semplice preliminare al lavoro terapeutico: è già lavoro terapeutico. Dare al paziente una struttura per raccontarsi riduce l'ansia da esposizione e aumenta la coesione del gruppo fin dalla prima sessione.
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Il momento più indicato è l'apertura di un gruppo, che si tratti di un gruppo psicoeducativo strutturato o di un gruppo terapeutico a orientamento psicodinamico o cognitivo-comportamentale. Si può assegnare prima della prima seduta di gruppo, perché il paziente arrivi con la risposta già elaborata, oppure utilizzarlo come esercizio di avvio all'interno della sessione stessa.
In fase di debriefing, il clinico può invitare il gruppo a osservare: cosa ha scelto ciascuno di nominare? Quali fasi sono state condensate o omesse? Questo apre il lavoro narrativo senza forzarlo, mantenendo un clima di sicurezza che è la condizione di base per tutto ciò che verrà dopo, incluso un eventuale approfondimento sull'identificazione e chiarimento delle credenze nucleari o sull'origine dei pensieri automatici.
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Questo esercizio si integra naturalmente con strumenti di pianificazione narrativa come la definizione di obiettivi a sei e dodici mesi e la proiezione a dieci anni. Può anche precedere un lavoro più mirato sulla vergogna o sulla dipendenza affettiva, nei casi in cui la storia personale del paziente contenga esperienze difficili da portare in gruppo. Nei percorsi ACT, la presentazione di sé al gruppo si collega naturalmente al lavoro sul sé come contesto e sulla flessibilità psicologica descritta nel modello Hexaflex.
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