Sostituire una credenza negativa con una positiva: esercizio

Un esercizio in cinque domande per guidare il paziente dalla presa di coscienza alla sostituzione attiva della credenza disfunzionale.

Sostituire una credenza negativa con una positiva: esercizio

Vignette cliniche

Credenza di inadeguatezza professionale

Contesto. M., 38 anni, si presenta con un quadro ansioso legato alla sfera lavorativa e riferisce la credenza radicata «non sono abbastanza competente, prima o poi verrà scoperto». Nel corso della seduta il clinico propone l'esercizio strutturato in cinque domande: M. elenca spontaneamente tre episodi recenti in cui ha ricevuto riscontri positivi dai colleghi e ha risolto problemi tecnici complessi, dati che contraddicono la credenza originaria. Attraverso le domande successive formula una credenza alternativa, «posso commettere errori e ho comunque risorse sufficienti per affrontare il mio lavoro», valutandola come aderente alla realtà e utile a ridurre il rimuginio pre-riunione. Alla seduta successiva M. riferisce di aver consultato la propria risposta scritta nei momenti di attivazione ansiosa, con un effetto di contenimento parziale ma percepito come concreto.

Credenza di non meritare affetto

Contesto. G., 45 anni, in trattamento per un disturbo depressivo persistente, ha identificato nelle settimane precedenti la credenza «le persone mi vogliono bene solo per quello che faccio, non per quello che sono». Il clinico introduce l'esercizio guidato invitando G. a raccogliere, tra una seduta e l'altra, situazioni concrete che mettessero alla prova tale convinzione. G. riporta due episodi in cui amici si sono fatti vivi senza che lei avesse offerto nulla in cambio, riconoscendo che questi fatti non si accordano con la credenza abituale. La credenza sostitutiva proposta da G., «alcune persone tengono a me indipendentemente da ciò che do loro», viene esaminata rispetto alla sua utilità: la paziente osserva che adottarla riduce il senso di obbligo costante e le permette di accettare le relazioni con meno diffidenza. Il lavoro rimane aperto, ma G. mostra una maggiore disponibilità a osservare le eccezioni piuttosto che a ignorarle.

Il bisogno clinico: quando capire non basta a cambiare

Lavorare sulle credenze nucleari è uno dei passaggi più delicati della terapia cognitivo-comportamentale. Il paziente arriva spesso in seduta con una comprensione intellettuale del problema: sa che quella voce interna è distorta, conosce il concetto di ristrutturazione cognitiva. Ma sapere non equivale a cambiare. Quello che resiste, seduta dopo seduta, è il passaggio dalla presa di coscienza alla sostituzione attiva della credenza con qualcosa di più adattativo.

Spiegare questo processo verbalmente in seduta ha i suoi limiti. Il paziente ascolta, annuisce, ma raramente elabora sul momento i propri elementi di confutazione. L'esercizio risponde esattamente a questo bisogno: strutturare per iscritto, passo dopo passo, il lavoro di revisione che altrimenti resta sospeso tra una seduta e l'altra.

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Cosa contiene l'esercizio: cinque domande sequenziali

L'esercizio guida il paziente attraverso cinque domande con uno scopo preciso nel percorso di ristrutturazione cognitiva.

La prima domanda chiede di nominare la credenza negativa da sostituire, una già esplorata con il clinico. Questo ancoraggio evita la deriva verso vaghe generalizzazioni. La seconda domanda invita a raccogliere fatti e informazioni che contraddicono quella credenza, attivando la ricerca di prove contrarie che molti pazienti faticano a produrre spontaneamente in seduta.

Le domande tre, quattro e cinque costruiscono la credenza alternativa: prima formulandola, poi verificandone la coerenza con la realtà tramite elementi concreti, infine valutandone l'utilità funzionale. Questa triplice valutazione è il cuore dell'esercizio. Non si tratta di sostituire un pensiero negativo con un pensiero positivo arbitrario, ma di costruire qualcosa che sia allo stesso tempo realistico e funzionale per il paziente.

L'immagine qui sotto elenca le cinque domande con una breve introduzione orientativa. Si tratta di un'anteprima statica: l'esercizio guidato completo, con lo spazio per le risposte del paziente, le istruzioni a lui rivolte e la possibilità di utilizzo in seduta o tra una seduta e l'altra, è accessibile soltanto nell'applicazione, non in questa immagine.

> Questo esercizio è disponibile per i pazienti tramite l'applicazione mobile dedicata al lato paziente di SessionFuel: il clinico assegna l'esercizio al proprio paziente, che lo completa direttamente dallo smartphone, durante la seduta o nel periodo tra un incontro e l'altro.

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Quando e come proporlo

L'esercizio si inserisce in una fase intermedia o avanzata del percorso, dopo che la credenza negativa è già stata identificata e discussa insieme. Non è uno strumento di primo contatto: il paziente deve aver già compreso il concetto di credenza disfunzionale e averne almeno abbozzato la messa in discussione con il clinico.

Il profilo più adatto è quello di un paziente che mostra buona capacità riflessiva ma si blocca nel passaggio dalla consapevolezza al cambiamento concreto. Può essere assegnato come compito tra le sedute, con un debriefing strutturato nell'incontro successivo. Rileggere insieme le risposte alla domanda quattro, quella sulla coerenza con la realtà, apre spesso una conversazione ricca sulla differenza tra pensiero positivo e pensiero adattativo. La risposta alla domanda cinque permette invece di esplorare la motivazione al cambiamento, un tema spesso sottotraccia nel lavoro sulle credenze.

> À retenir : La domanda sull'utilità della credenza alternativa non è accessoria. È lì che il paziente smette di valutare la verità in astratto e inizia a valutare il senso del cambiamento per la propria vita quotidiana.

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Articolazione con il lavoro preparatorio

L'esercizio presuppone che la credenza negativa sia già stata esplicitata e discussa in seduta. Se il paziente non ha ancora completato questo lavoro preparatorio di identificazione, è utile dedicare prima del tempo a quella fase. Solo a quel punto questo strumento di sostituzione può dispiegare il suo pieno potenziale all'interno del percorso terapeutico.

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