Obiettivi a 10 anni: esplorare la visione del futuro in terapia
Uno strumento strutturato per aiutare i pazienti a costruire una narrativa di sé nel futuro e accedere a valori e aspirazioni profondi.
Vignette cliniche
Proiezione futura in un quadro depressivo
Quadro clinico. M., 34 anni, si presenta con un episodio depressivo moderato e riferisce di non riuscire a immaginare il proprio futuro oltre le prossime settimane. Il clinico propone l'esercizio scritto sugli obiettivi a dieci anni, invitando M. a rispondere alla domanda guida in forma libera tra una seduta e l'altra. Al ritorno, M. porta un testo breve ma denso: descrive una vita professionale ridimensionata rispetto alle aspettative familiari e una relazione affettiva stabile come priorità. Il materiale prodotto apre uno spazio di esplorazione sui valori sottostanti, fino ad allora poco accessibili nel colloquio diretto.
Valori e direzione in un percorso di orientamento
Quadro clinico. L., 27 anni, consulta il clinico in un momento di transizione lavorativa con marcata indecisione e umore ansioso. L'esercizio viene introdotto come strumento di esplorazione, non di pianificazione, per ridurre la pressione normativa legata alla scelta immediata. L. restituisce una narrazione in cui emergono con chiarezza il desiderio di autonomia e la centralità del legame con la famiglia d'origine, due temi che aveva faticato a verbalizzare spontaneamente. La clinica utilizza il testo come punto di partenza per un lavoro di chiarificazione dei valori nelle sedute successive, senza anticipare conclusioni sul percorso da intraprendere.
Il bisogno clinico: quando il futuro diventa inaccessibile
La proiezione nel tempo è una delle funzioni cognitive più vulnerabili nei pazienti con depressione, ansia cronica o stati di disorientamento esistenziale. Chiedere direttamente "cosa vuoi dalla vita?" in seduta produce spesso risposte vaghe, difensive, o bloccate dalla pressione del momento presente. Il problema non è la mancanza di desideri: è la difficoltà a costruire una narrativa di sé nel futuro con sufficiente distanza dalla sofferenza attuale.
Lavorare su un orizzonte di dieci anni aiuta a bypassare l'urgenza del breve termine. Non si tratta di pianificazione operativa, ma di visione: invitare il paziente a immaginare una versione di sé realizzata, senza il vincolo del "come ci arrivo adesso". Questo spazio immaginativo è spesso il punto d'ingresso per valori, priorità e aspirazioni che altrimenti non emergono in seduta.
Ciò che resiste all'esplorazione verbale diretta, i desideri profondi, le ambizioni mai nominate, la paura di volere, trova spazio proprio in un esercizio scritto strutturato, completato con calma fuori dalla relazione terapeutica.
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Cosa contiene lo strumento e come supporta il lavoro in seduta
L'esercizio si articola attorno a una domanda centrale: il paziente è invitato a proiettarsi a dieci anni di distanza e a riflettere su come si vede e quali obiettivi vorrebbe aver realizzato entro quella data.
La formulazione è deliberatamente aperta. Non chiede "cosa farai" ma "come ti vedi": una distinzione sottile che sposta il fuoco dalla pianificazione all'identità futura. L'uso del condizionale riduce la pressione performativa e lascia spazio all'ambivalenza. In questo senso la domanda funziona come uno strumento proiettivo leggero, accessibile anche a pazienti che reagiscono male alle tecniche più esplicite o alle griglie di obiettivi strutturate.
L'immagine qui sotto elenca la domanda dell'esercizio con una breve introduzione orientativa. È una anteprima statica delle domande: il testo visibile in questa pagina mostra la struttura dello strumento, ma l'esercizio guidato completo, con lo spazio per le risposte del paziente, le istruzioni orientate al paziente e le modalità di utilizzo in seduta o tra una seduta e l'altra, si vive nell'applicazione SessionFuel e non in questa immagine.
> Questo esercizio è disponibile per i pazienti tramite l'applicazione mobile dedicata di SessionFuel: il clinico assegna l'esercizio direttamente dalla propria interfaccia, e il paziente lo completa sul proprio telefono, sia durante la seduta sia tra un appuntamento e l'altro.
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Lo strumento si inserisce bene in diverse fasi della presa in carico. Nella fase di valutazione iniziale, può servire a esplorare rapidamente l'orientamento al futuro e a rilevare un'eventuale anedonia progettuale o un pensiero rigidamente ancorato al presente. Nel corso del trattamento, è utile nei momenti di stallo terapeutico, quando il lavoro rimane fermo sui problemi attuali senza movimento verso valori o mete.
È particolarmente indicato con pazienti che mostrano difficoltà a tollerare l'ambiguità del futuro, o al contrario con chi pianifica in modo rigido e non riesce ad accedere a ciò che desidera davvero. Funziona bene anche in contesti di lavoro su transizioni di vita: cambiamenti professionali, relazionali, identitari.
Per introdurlo, si può dire semplicemente: "Ti propongo un breve esercizio da completare prima della nostra prossima seduta. Non c'è una risposta giusta; ti chiedo solo di immaginare dove vorresti essere tra dieci anni." Il debriefing in seduta può esplorare cosa è emerso con facilità, cosa ha sorpreso il paziente, e quali aree sono rimaste in bianco: il vuoto stesso diventa materiale clinico rilevante.
> Da tenere a mente: la proiezione a lungo termine non è un esercizio di pianificazione; è uno strumento per accedere a valori e aspirazioni che il paziente non riesce ancora a nominare direttamente in seduta.
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L'esercizio si presta bene come introduzione a un lavoro più approfondito sui valori personali, tipico degli approcci di terza generazione, o come punto di partenza per obiettivi terapeutici co-costruiti. Se il paziente fatica a rispondere, l'assenza di risposta è in sé un dato su cui lavorare.
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