Quando l'ego prende il sopravvento: uno strumento clinico
Un esercizio guidato per esplorare con il paziente i meccanismi dell'ego, la mentalità competitiva e il loro impatto sulle relazioni interpersonali.
Vignette cliniche
Ego e conflitto nel contesto lavorativo
Quadro clinico. M., 41 anni, dirigente in un'azienda manifatturiera, giunge in consultazione dopo ripetute tensioni con i colleghi che descrive come «incapaci di riconoscere il suo valore». Nel corso della seduta il clinico propone l'esercizio guidato sull'ego, invitando M. a ripercorrere l'ultima riunione in cui ha sentito il bisogno di imporsi, e a chiedersi quali benefici immaginasse di ricavare dalla «vittoria» su un collega che aveva messo in discussione una sua proposta. M. si sofferma sulla terza domanda dell'esercizio: riconoscere l'immagine che proietta negli altri lo mette a disagio e lo spinge a nominare, per la prima volta, una sensazione di vergogna sottostante all'assertività eccessiva. Al termine il clinico e M. individuano insieme alcune modalità concrete per ridefinire le situazioni professionali senza inquadrarle automaticamente come sfide competitive.
Rivalità latente in coppia
Quadro clinico. S., 34 anni, in terapia individuale per difficoltà relazionali ricorrenti, riferisce che il partner la accusa di trasformare ogni disaccordo in una gara da vincere. Il clinico introduce l'esercizio guidato a partire dalla quarta domanda, chiedendo a S. se percepisca una componente competitiva anche nelle conversazioni quotidiane in famiglia. S. risponde con una certa sorpresa, identificando situazioni in cui interpreta il disappunto del partner come un attacco alla propria competenza piuttosto che come un'espressione di bisogno. La quinta domanda, orientata a esplorare alternative alla logica di sfida, apre uno spazio riflessivo in cui S. abbozza alcune risposte diverse da quelle abituali. L'esercizio non produce cambiamenti immediati, ma fornisce al clinico materiale utile per le sedute successive sulla regolazione emotiva nelle relazioni affettive.
Il bisogno clinico: perché l'ego resiste all'esplorazione diretta
Parlare di ego con un paziente è spesso più scivoloso di quanto sembri. Il termine oscilla, nel senso comune, tra arroganza e autostima, tra difesa e fragilità. Molti pazienti non si riconoscono nel concetto finché non lo vedono declinato in situazioni concrete e recenti. Ciò che resiste all'esplorazione diretta è proprio la tendenza a percepire ogni interazione come una gara: il paziente la vive come una caratteristica del mondo esterno, non come una propria modalità relazionale. Nominarlo frontalmente in seduta rischia di attivare la stessa difensività che si vuole esplorare. Serve uno strumento che aggiornamento il lavoro dall'astrazione alla narrazione situazionale, lasciando al paziente lo spazio di arrivare da solo all'insight.
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Cosa contiene l'esercizio e come funziona come supporto concreto
L'esercizio si articola in cinque domande che guidano il paziente lungo un percorso progressivo. La prima ancora l'esplorazione a un episodio recente e specifico, evitando le generalizzazioni che bloccano la riflessione. La seconda porta il paziente a interrogarsi sui benefici attesi dalla vittoria, aprendo allo spazio dei rinforzi cognitivi e motivazionali che mantengono il pattern. La terza introduce una dimensione riflessiva sull'immagine di sé proiettata verso l'esterno, collegando l'ego alla sfera emotiva in modo diretto. La quarta domanda esplora se quella mentalità competitiva tende a generalizzarsi come schema percettivo alle situazioni quotidiane. La quinta orienta verso il cambiamento: come allentare quella credenza per ammorbidire le relazioni.
L'immagine qui sotto elenca le cinque domande nell'ordine in cui vengono proposte al paziente, precedute da una breve introduzione contestuale. Si tratta di una anteprima statica delle domande: il contenuto completo dell'esercizio, con gli spazi di risposta, le istruzioni rivolte al paziente e la struttura pensata per l'uso in seduta o tra le sedute, è disponibile nell'applicazione e non in questa immagine.
> Questo esercizio è disponibile per i pazienti attraverso l'applicazione mobile dedicata di SessionFuel, riservata ai pazienti dei clinici che utilizzano SessionFuel: il clinico assegna l'esercizio al proprio paziente, che lo completa direttamente dal telefono, sia durante la seduta sia nel periodo tra un incontro e il successivo.
> À retenir : Quando un paziente legge ogni situazione in chiave competitiva, un esercizio strutturato permette di portare quella modalità alla luce senza che il colloquio diventi esso stesso un terreno di confronto sulla sua difensività.
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Questo strumento si rivela utile nelle fasi intermedie della presa in carico, quando il legame terapeutico è abbastanza solido da permettere un lavoro su schemi relazionali sensibili. È indicato per pazienti che mostrano difficoltà ricorrenti nelle relazioni interpersonali con sfumature di rivalità, bisogno di controllo o di affermazione, o che riportano conflitti ripetuti in ambito professionale o familiare. Può essere proposto anche subito dopo che il paziente ha descritto un episodio specifico in seduta, usandolo come punto di partenza per approfondire il pattern sottostante piuttosto che restare sull'episodio isolato.
Per introdurlo, è sufficiente presentarlo come un modo per esplorare come certi schemi relazionali si attivano, senza nominare subito l'ego come "problema". Il debriefing in seduta è la parte clinicamente più ricca: le risposte del paziente diventano materiale grezzo su cui lavorare insieme. Le emozioni emerse dalla terza domanda e le credenze esplicitate nella quinta sono in genere i punti di ingresso più fertili per approfondire il lavoro sugli schemi cognitivi legati al bisogno di affermazione e sulle loro radici.
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La sua seduta prosegue nelle tasche dei suoi pazienti